C’è un momento, durante una passeggiata nella natura, in cui il passo rallenta senza che nessuno lo decida: il respiro si allarga, i pensieri che affollavano la testa fino a poco prima perdono peso, e lo sguardo comincia a posarsi sui colori del foliage. Studi recenti dimostrano che bastano 20-30 minuti immersi nel verde perché il cortisolo (l’ormone dello stress) cominci a scendere in modo misurabile, e la luce filtrata tra gli alberi sia in grado di stimolare la produzione di serotonina. Tra i vantaggi conseguenti, l’abbassamento della pressione sanguigna, la regolazione del battito cardiaco e il rafforzamento delle difese immunitarie.
Questa sana abitudine capace di mettere in moto un intero meccanismo fisiologico, necessita tuttavia di una condizione indispensabile, spesso trascurata da chi organizza l’uscita. Scopriamo di cosa si tratta e quali accessori per il trekking possono incidere sulla forma psico-fisica di un gruppo che torna a casa rigenerato rispetto a uno che ricorda soltanto la fatica lungo il sentiero.
Indice
- Perché il corpo deve sentirsi al sicuro per trarne giovamento
- Come risolvere 4 piccoli imprevisti
- Un oggetto che resta legato a quel giorno
Perché il corpo deve sentirsi al sicuro per trarne giovamento
Più fragile di quanto sembri, il processo salutare di questo genere di attività outdoor è però soggetto ad incepparsi facilmente. Basta un piede umido, una sgradevole folata di vento sul collo scoperto, per rimandare al cervello un segnale di allarme che occupa un’attenzione sufficiente a impedire l’abbandono completo su cui si regge tutta l’impalcatura. Succede qualcosa di simile dopo una notte passata in un letto scomodo: al mattino ci si sveglia comunque stanchi, perché il sistema nervoso non si è mai davvero spento, nonostante le ore trascorse a occhi chiusi. Camminare nella natura funziona secondo la stessa logica: il paesaggio può fare la sua parte solo se il corpo, prima ancora della mente, ha smesso di segnalare il pericolo.
Un dettaglio che rende ancora più interessante l’organizzazione di un gruppo di escursionisti, è che gli stessi giovamenti risultano amplificati quando ci si muove in compagnia: un motivo in più per non lasciare nulla al caso quando si guida un percorso collettivo. Chi pianifica uscite di questo tipo, si fa carico di una responsabilità in più rispetto al singolo partecipante: basta un hiker infreddolito o con le scarpe fradice per compromettere l’umore di tutti, compreso chi si sentiva perfettamente a suo agio fino a quell’istante.
Come risolvere 4 piccoli imprevisti
Se è vero che per i partecipanti alla passeggiata nella natura ogni fastidio fisico è un ostacolo specifico a ciò che promette, c’è di buono che a ciascun intoppo corrisponde un rimedio preciso.
- Il primo a colpire con il vento che accompagna le prime giornate rigide, è il freddo che avvolge testa e busto: un cappellino e una giacca antivento personalizzati proteggono i due punti più esposti, che segnalano il disagio non appena il sole scompare dietro una nuvola.
- Segue una sete silenziosa, tipica di questa stagione proprio perché non si fa sentire con l’urgenza estiva: poter contare su una borraccia sportiva brandizzata sempre a portata di mano previene il calo di energia — frequentemente scambiato per stanchezza o nervosismo — che arriva quando ci si è già disidratati.
- C’è poi l’imprevisto meno considerato di tutti: il buio che da fine ottobre arriva molto prima del previsto. Una torcia tascabile compatta con logo dell’associazione, da tenere nello zaino, elimina l’ansia di trovarsi senza luce sull’ultimo tratto, lasciando che quei minuti possano essere comunque piacevoli invece che affrettati.
- Infine, la sosta che nessuno propone per primo, per timore di far perdere tempo ai compagni: un thermos dedicato contenente una bevanda calda, o una coperta in pile arrotolata da stendere sul prato, trasformano una pausa veloce in un intermezzo rigenerante.
Un oggetto che resta legato a quel giorno
Vale la pena un’ultima considerazione, pur senza esagerare con le aspettative: questi oggetti, una volta rientrati a casa, restano legati non genericamente al tempo libero all’aperto, ma a quella determinata giornata, quel paesaggio, quel sentiero percorso insieme. Il proprio logo stampato sopra non serve tanto ad attirare l’attenzione degli sconosciuti, quanto a farsi ricordare da chi è stato felice di trascorrere quel momento all’aria aperta. Un richiamo silenzioso che può contribuire ad invogliare la partecipazione alla prossima uscita.
Senza contare che, per motivi di budget, non sempre questi gadget vengono regalati a tutti i partecipanti: è probabile che a volte chi progetta l’escursione ne ordini un certo numero e li proponga in vendita simbolica durante l’evento stesso, come forma di autofinanziamento. In questo caso, conviene puntare su un unico prodotto trasversale, come può essere ad esempio uno zainetto con il brand che risulti utile ben oltre quel singolo episodio e funzioni anche come introito per le comuni attività future.
Per concludere, gli articoli per camminare più appropriati non aggiungono nulla di eccezionale all’esperienza, ma servono sicuramente a limitare gli inconvenienti che rischierebbero di interromperla, lasciando che il fisico faccia il suo lavoro in direzione di un umore sollevato, una testa più sgombra e un’energia positiva che si protrae anche nei giorni successivi.
Se sei un’associazione escursionistica o una pro loco e stai progettando un’escursione autunnale per il tuo gruppo, sfoglia il nostro catalogo Gedshop: troverai i giusti accessori per il trekking per far sì che i partecipanti si godano questa esperienza con la mente libera e il cuore leggero.

