Cosa significano le certificazioni di sostenibilità sui gadget e sull’abbigliamento aziendale

Certificazioni sostenibilità

Nel mercato dei gadget promozionali e dell’abbigliamento personalizzato, termini come “ecologico”, “green” ed “eco-friendly” vengono abusati. Li si trova su taccuini, borracce, t-shirt, shopper, packaging, spesso senza che nulla di concreto li sostenga. Fino a poco tempo fa, utilizzarli era una scelta di marketing. Oggi, invece, è diventato anche una questione di conformità legale.

Le certificazioni di sostenibilità sono lo strumento principale per documentare ciò che si dichiara. Capire cosa certificano questi standard, e soprattutto cosa non certificano, è il punto di partenza per fare scelte più consapevoli e in pieno rispetto della legge.

Indice

Perché le certificazioni contano 

La Direttiva UE 2024/825, recepita in Italia con il D.Lgs. 20 febbraio 2026 n. 30, ha modificato il Codice del Consumo stabilendo che le affermazioni ambientali devono essere chiare, specifiche, verificabili e supportate da prove. Termini generici come “eco”, “green” o “ecologico”, se non vengono accompagnati da evidenze concrete, vengono ora considerati pratiche commerciali scorrette. Il greenwashing, da problema di reputazione, diventa quindi un problema legale.

Questo vale sia per le etichette dei prodotti che per le comunicazioni aziendali sulla sostenibilità.

Le certificazioni di terza parte rappresenta il mezzo principale per fornire queste evidenze. Sono standard elaborati da organizzazioni indipendenti che stabiliscono criteri misurabili su materiali, processi produttivi, condizioni di lavoro e tracciabilità della filiera.

Per ottenerle, un’azienda o un prodotto deve sottoporsi a audit periodici da parte degli enti accreditati. Se i requisiti non vengono rispettati, la certificazione viene revocata.

Questo non significa che tutto ciò che viene certificato sia perfetto, né che un prodotto non certificato sia necessariamente scadente. Si tratta di fornire una prova verificabile

FSC: Forest Stewardship Council

La filiera del legno e della carta

L’FSC garantisce che il legno e la carta utilizzati in un prodotto provengano da foreste gestite in modo responsabile, secondo criteri ambientali, sociali ed economici condivisi a livello internazionale. La certificazione si estende a tutta la catena: dalla foresta alla segheria, dal produttore alla distribuzione finale. Ogni passaggio viene tracciato e verificato.

Esistono tre varianti del marchio FSC:

  • FSC 100% indica che tutto il materiale proviene da foreste certificate.
  • FSC Riciclato si applica a prodotti realizzati interamente con materiale recuperato.
  • IFSC Misto copre i prodotti che combinano materiale certificato, riciclato e controllato, quest’ultimo non necessariamente certificato FSC, ma proveniente da fonti che escludono le pratiche più dannose.

Per le aziende che distribuiscono materiale promozionale cartaceo è il primo standard da richiedere al fornitore.

Cosa non certifica e perché non basta da solo

La certificazione copre la materia prima, non il prodotto finito nel suo insieme. Non dice nulla sui processi di stampa, sugli inchiostri utilizzati, sulle condizioni di lavoro nelle fasi successive alla lavorazione del legno grezzo, né sull’impronta ambientale complessiva del processo produttivo.

Ad esempio, un taccuino può avere la copertina in cartone FSC e le pagine stampate con inchiostri dannosi per l’ambiente.

GOTS: Global Organic Textile Standard

Fibre biologiche e processi produttivi tessili

Il GOTS è lo standard più completo disponibile per i tessili biologici. Verifica che le fibre utilizzate siano di origine biologica, ovvero coltivate senza pesticidi e fertilizzanti sintetici. Inoltre, verifica che l’intera filiera produttiva rispetti criteri ambientali e sociali precisi: dai coloranti impiegati, che devono essere privi di metalli pesanti e sostanze vietate, alle condizioni di lavoro nelle fabbriche coinvolte nella lavorazione.

Per ottenere la certificazione GOTS, un prodotto deve contenere almeno il 70% di fibre biologiche certificate. Se la percentuale supera il 95%, il prodotto può riportare la dicitura “biologico” accanto al marchio GOTS.

Per le aziende che vogliono distribuire abbigliamento promozionale con una garanzia concreta sulla sostenibilità della filiera tessile, è lo standard più rigoroso e più credibile sul mercato.

OEKO-TEX Standard 100

Assenza di sostanze nocive nel prodotto finito

L’OEKO-TEX Standard 100 certifica che il prodotto finito non contenga sostanze nocive al di sopra dei limiti stabiliti: metalli pesanti, pesticidi, formaldeide, coloranti azoici vietati e altri composti chimici potenzialmente pericolosi per la salute.

I limiti variano in base all’utilizzo previsto: i capi a contatto diretto con la pelle,  soprattutto per neonati e bambini, sono soggetti a criteri significativamente più stringenti rispetto agli accessori decorativi.

Il fatto che si applichi al prodotto finito rende questa certificazione accessibile a un numero molto ampio di produttori, anche a quelli che non lavorano con filiere biologiche certificate.

GRS: Global Recycled Standard

Percentuale di materiale riciclato e la tracciabilità della filiera

Il GRS attesta che un prodotto contenga materiale riciclato in percentuale verificata, e che la filiera di raccolta, lavorazione e produzione sia tracciabile e conforme a criteri sociali e ambientali minimi.

Si applica a qualsiasi tipologia di materiale: poliestere riciclato, cotone riciclato, nylon riciclato, metallo riciclato.

Per riportare il marchio GRS, un prodotto deve contenere almeno il 20% di materiale riciclato, che viene verificato da un ente terzo accreditato.

Percentuali superiori all’80% sono considerate significative; mentre quelle inferiori al 30% hanno un impatto ambientale reale più limitato rispetto a quanto la certificazione potrebbe suggerire in superficie.

Altre certificazioni da conoscere

Bluesign: per i tessuti tecnici e sportivi

Bluesign si concentra sulla sostenibilità dei processi produttivi nel settore dei tessuti tecnici: colorazione, finitura, trattamenti chimici. Certifica che le aziende aderenti rispettino standard definiti su consumo di acqua, energia e gestione degli scarti chimici.

È lo standard di riferimento per molti brand di abbigliamento sportivo e outdoor, ed è frequentemente abbinato al GRS nei prodotti in poliestere riciclato.

Cradle to Cradle: prodotti progettati per essere riciclati

Il Cradle to Cradle non si limita ai materiali, ma valuta l’intero ciclo di vita del prodotto: dalla scelta dei componenti alla possibilità di riciclo o compostaggio a fine vita. Le cinque categorie analizzate (salute dei materiali, riutilizzo dei materiali, energie rinnovabili, gestione dell’acqua, equità sociale) restituiscono un punteggio complessivo.

È il meno diffuso nel settore dei gadget aziendali.

B Corp: non certifica il prodotto ma l’azienda

La B Corp non riguarda un singolo prodotto o materiale: ad essere analizzata è l’azienda nel suo insieme, che deve rispondere a standard elevati di performance ambientale, sociale e di governance.

Come orientarsi tra le certificazioni quando si ordina un gadget aziendale

Come abbiamo visto, nessuna certificazione copre tutto ciò che riguarda la sostenibilità. 

Prima di tutto è necessario identificare quale dimensione è prioritaria nel contesto specifico del proprio business. 

In secondo luogo bisogna fare una distinzione tra prodotto verificato e prodotto di qualità. I due concetti non sono sinonimi e la longevità è a tutti gli effetti una variabile ambientale da tenere in considerazione.

Infine, è fondamentale richiedere sempre la documentazione al proprio fornitore. Le certificazioni serie dispongono di numeri di registrazione pubblici, consultabili nei database ufficiali degli enti di riferimento.