Quando scatta un’allerta meteo, esonda un fiume o un incendio minaccia un paese, i volontari e gli operatori della protezione civile sono tra i primi ad arrivare sul campo.
In questi scenari non c’è tempo per presentarsi: chi coordina deve essere riconoscibile a distanza, chi entra in una zona di rischio deve essere visibile, chi gestisce il soccorso deve distinguersi dal resto. La divisa fa tutto questo in silenzio, senza bisogno di spiegazioni.
Sebbene molti associno la protezione civile alla classica uniforme gialla e blu, esistono diverse tipologie di abbigliamento, che cambiano in base al ruolo, al tipo di intervento e alle disposizioni delle singole organizzazioni.
Indice
- Com’è composta una divisa della protezione civile
- Quali colori si usano per le divise della protezione civile
- Le tipologie di divise e le loro differenze
- Come personalizzare una divisa della protezione civile
Com’è composta una divisa della protezione civile
Qualunque sia il tipo di intervento, ci sono alcuni capi che troviamo in qualsiasi dotazione. La composizione varia in base al ruolo e alla stagione, ma gli elementi di base restano gli stessi.
Il capo che protegge dagli agenti atmosferici
Pioggia, vento, sbalzi di temperatura: chi opera all’aperto ha bisogno di un capo che garantisca protezione in qualsiasi condizione, senza ostacolare i movimenti. Le giacche con bande rifrangenti rispondono a questa esigenza. I modelli più completi hanno strati interni rimovibili, così la giacca può essere usata sia in estate che in inverno.
Resistenza e praticità per chi lavora sul campo
I pantaloni della divisa da protezione civile devono resistere a sollecitazioni importanti: sfregamento continuo, lavori in ginocchio, esposizione a umidità e sporco. Solitamente hanno rinforzi nelle zone più esposte all’usura, cuciture rinforzate e tasche capienti per attrezzatura e strumenti.
Per le attività ordinarie e i presidi
Non tutto il lavoro della protezione civile avviene in situazioni critiche. Riunioni, formazione, cerimonie, presidi: in questi contesti serve un capo leggero, comodo e riconoscibile. Le polo strisce catarifrangenti, in giallo e blu o in arancione, sono la scelta più comune: mantengono i colori istituzionali in un modello pratico per l’uso quotidiano e si personalizzano facilmente.
Visibilità immediata senza appesantire la tenuta
In alcuni contesti la giacca completa è eccessiva, ma essere riconoscibili resta fondamentale. Il gilet catarifrangenti si indossa sopra qualsiasi capo, è leggero e si piega facilmente in una borsa. Con la personalizzazione del ruolo sul pannello frontale diventa anche uno strumento di riconoscimento immediato quando sul campo operano molte persone contemporaneamente.
Completare la dotazione
Una dotazione completa include anche le calzature antinfortunistiche, che proteggono il piede da urti, scivolamenti e oggetti taglienti con caratteristiche che variano in base al tipo di terreno e di rischio. Durante i presidi estivi o le attività in sede, quando non si indossa la tenuta operativa, un cappellino con il logo è sufficiente a identificare l’operatore a colpo d’occhio.
Quali colori si usano per le divise della protezione civile
In Italia, il giallo e il blu sono i colori più riconoscibili per la protezione civile. Il giallo fluorescente assicura la massima visibilità diurna. Il blu scuro, invece, è il colore di fondo adottato dalla maggior parte delle organizzazioni, dal Dipartimento Nazionale ai gruppi comunali. La combinazione bicolore consente di ottenere le classi di omologazione più alte previste dalla norma EN ISO 20471:2013.
L’arancione è utilizzato in alcuni contesti specifici, come le squadre AIB e alcuni nuclei specialistici. In altri casi viene adottato come alternativa al giallo per differenziare i ruoli tra organizzazioni diverse che operano nello stesso scenario.
Esistono differenze regionali significative: alcune regioni hanno adottato palette cromatiche proprie, mantenendo i colori ad alta visibilità ma variando le combinazioni. Prima di ordinare una nuova dotazione, è sempre consigliabile verificare le disposizioni dell’organizzazione di appartenenza e, se applicabile, quelle della Regione o del Comune.
Sul fronte normativo, la EN ISO 20471:2013 stabilisce i requisiti minimi di superficie di materiale fluorescente e rifrangente per ogni classe di indumento.
Le tipologie di divise e le loro differenze
Le divise della protezione civile non sono tutte uguali. Queste sono le principali tipologie in uso.
Divisa Ordinaria: Per le attività quotidiane, le cerimonie e il presidio. Comprende pantaloni, polo o camicia e giacca o felpa nei colori del gruppo. Non richiede necessariamente l’alta visibilità, ma deve essere coordinata e riconoscibile.
Divisa Operativa ad Alta Visibilità: La tenuta da campo. Colori giallo e/o blu con bande rifrangenti, obbligatoria per gli interventi su strada o durante le allerte meteo.
Divisa AIB (Antincendio Boschivo): Indumenti ignifughi certificati per operare in prossimità di incendi boschivi, solitamente in rosso o arancione. Sono capi con certificazioni DPI specifiche che non possono essere compromesse da personalizzazioni successive senza verificare la compatibilità con il produttore.
Divisa per Nuclei Specialistici: Equipaggiamenti dedicati per soccorso fluviale, cinofili, sommozzatori e operatori sanitari. Ogni specializzazione ha requisiti tecnici propri.
Pettorina di Riconoscimento: Da indossare sopra gli abiti civili per identificare rapidamente il ruolo. È fondamentale nelle fasi di attivazione rapida, quando non c’è tempo per indossare la tenuta completa.
Come personalizzare una divisa della protezione civile
Le divise operative vengono lavate spesso, esposte a pioggia, fango e sfregamento continuo. Una personalizzazione che non tiene conto di queste condizioni sbiadisce o si deteriora rapidamente, vanificando l’investimento.
Stemma, logo e patch: dove posizionarli
Per gli stemmi, la posizione più comune è il petto sinistro o la manica sinistra. Il nome del gruppo o della regione va solitamente sulla schiena in formato più grande, o sul petto destro.
Le patch di ruolo si posizionano sulle maniche, anche se ogni organizzazione può avere disposizioni proprie in merito.
Sulle giacche e sui gilet, invece, la scritta frontale è fondamentale per capire in pochi secondi a chi rivolgersi.
Come scegliere la tecnica giusta
Il ricamo è la tecnica più adatta per gli stemmi su polo, giacche e cappellini. Il filo cucito nel tessuto non si deteriora con i lavaggi frequenti e mantiene la leggibilità anche dopo anni di uso intensivo.
La serigrafia funziona bene per le scritte su superfici ampie, come la schiena di una giacca o il pannello frontale di un gilet, soprattutto quando si hanno grandi quantità di capi.
Tuttavia, su tessuti con membrane impermeabili l’adesione dell’inchiostro può essere problematica, quindi è meglio fare un test prima di fare l’ordine.
La stampa a trasferimento termico è l’opzione migliore per grafiche elaborate, ma è meno indicata per i capi sottoposti a lavaggi frequenti ad alte temperature.

